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martedì, 04 settembre 2007
Libri del 2007, vol.3

...dove faccio la conoscenza con Fred Vargas, e spero che la facciate anche voi. Qui sotto i tre libri suoi che ho letto, più altri quattro di altri autori, e per i quali le mie supponenti valutazioni spaziano dal bello all'orrendo.

E con questi, a sette per volta, siamo arrivati a ventuno...

 

Poi a partire da questo post ci sono un paio di novità.

Lo sfondo:
Verde: vi consiglio di leggerlo

Grigio: vi consiglio di non leggerlo

Giallo: non so/non rispondo.

Il link:

per ogni libro ho messo il link alla scheda su anobii, dove si possono vedere descrizioni e commenti dei lettori (fra cui il mio, ma tanto è uguale a quello che c'è qui..)

 

 

 

Fred Vargas – Parti in fretta e non tornare

È la prima storia dove compare il commissario Adamsberg. È anche il primo che ho letto di questa autrice, e male feci perché avrei dovuto leggere prima gli altri due. Difatti alle prime pagine l’impressione non è stata un granché. A dirla tutta, mi sembrava che la Vargas descrivesse un mondo popolato da deficienti. C’è per esempio questo tizio, che vive a Parigi ma misura la sua vita convinto di trovarsi in una nave. Andiamo bene, ho pensato, questa vuole inaugurare il filone giallo-deviante-originale-ad-ogni-costo. E invece no. Cioè sì, di personaggi bizzarri ce ne sono diversi, ma pian piano si inseriscono nella trama in una maniera armoniosa che li rende perfettamente plausibili e “vivi”. Bisognava solo prendere confidenza con loro, e con lo stile della scrittrice. Fatto questo, il libro si legge d’un fiato. La trama scorre. I colpi di scena e i cambi di ritmo sono ben dosati, i riferimenti storici precisi e suggestivi. Un bel giallo, e col senno di poi il migliore dei tre che finora ho letto.

8/10

 

Fred Vargas – Chi è morto alzi la mano

Questo è il libro che consiglierei per fare conoscenza con questa scrittrice. Come sequenza temporale si colloca prima degli altri, e comincia proprio con l’arrivo dei “quattro evangelisti”, che ritroveremo come protagonisti o comprimari degli altri romanzi. Si tratta di un vecchio poliziotto in pensione e tre giovani storici (per la precisione un paleoarcheologo, un medievista e un contemporaneista), tutti caratterialmente piuttosto strambi. La scelta non è casuale e permette all’autrice (a sua volta storica, zooarcheologa e giallista), di riflettere le proprie anime nello sviluppo delle sue storie.
C’è anche dell’altro. La Vargas è una donna che non scrive in maniera esplicitamente femminile, ed anzi sembra perfettamente a suo agio nel descrivere la psicologia maschile. Con qualcosa di particolare, che riconoscevo ma non riuscivo ad inquadrare. Quando Stella (la mia ragazza) ha letto questo libro, ha commentato: “i suoi personaggi uomini sono pieni di difetti e bizzarrie, ma sono proprio quei difetti e quelle bizzarrie che non infastidiscono una donna, anzi”. Ecco. Probabilmente io non ci sarei mai arrivato.  La cura per i dettagli, e per questo tipo di dettagli, insomma. Al di là della storia, che è carina e scorre bene, Fred Vargas è una che scrive con attenzione.

7/10

 

Fred Vargas – Io sono il tenebroso

Secondo caso per gli evangelisti, stavolta affiancati da un letterato-ex-poliziotto di origine tedesca. Anche questo libro è un piacere da leggere. Forse un po’ più scontato nei colpi di scena, ma la trama è bella solida e valgono tutti i commenti fatti per gli altri due. Ed anche qui un discreto campionario di umanità perdente, tratteggiato con la certezza che da vicino nessuno è normale. In sintesi: per acquistare un altro libro della Vargas aspetto solo che si abbassi un po’ la pila sul comodino.

7/10

 

 

Gianrico Carofiglio – Testimone inconsapevole

Carofiglio si cimenta con temi a lui congeniali: il giallo legale, e Bari. E si vede. La descrizione dell’iter processuale è da applausi, la dimestichezza con la materia gli permette di far risaltare al meglio le sue qualità di narratore, e di inserire con notevole naturalezza e profondità il travaglio interiore del protagonista (che poi è il vero tema portante del romanzo). Oddio, ci sono anche alcune cadute, elementi totalmente inutili che mi hanno fatto cascare le braccia (per esempio certi dialoghi da corridoio di tribunale, e tutto il capitolo 11, che sembra messo lì solo per farci sapere quali sono i suoi libri, brani musicali e film preferiti), ma in definitiva glieli si perdona volentieri.

Per l’appunto, il voto qui sotto non tiene conto del capitolo 11, eh, che se penso a certe sue preferenze musicali etc. la sufficienza se la sogna.

7/10

 

Vitaliano Trevisan – Il ponte

Avevo visto Trevisan in una trasmissione TV, intervistato da Serena Dandini che ne diceva un gran bene. Poi mio fratello ha comprato il libro, e io quest’estate ne ho approfittato per leggerglielo a scrocco. Il libro prende spunto dalla vicenda di un tizio che, dalla Germania dove vive, è chiamato da una morte improvvisa a tornare nella sua terra di origine, provincia veneta vicentino-trevigiana (“la terra dell’anello mancante”, direbbe qualcuno di mia conoscenza). E da qui l’autore parte per fare una serie di riflessioni. Sull’amicizia. Sulla provincia di cui sopra. Sulla società, sulla politica, sull’informazione italiana. Etc.

Il libro mi è sembrato così così. Innanzitutto, la storia non c’è. Serve solo ad introdurre le riflessioni di cui sopra. In pratica, è un libro che ha lo scopo di illustrare le opinioni di Trevisan. Beninteso, opinioni rispettabilissime, e in molti casi ampiamente condivisibili e non banali. Ma tutto ciò va bene per un articolo di giornale, per un monologo, non per un romanzo. Inoltre, i concetti sono ripresi e ripetuti più e più volte, spesso con le medesime parole. Togliendo il superfluo, anziché in 150 pagine se la poteva cavare in 60, non esagero.

5/10

 

David Grossman – Che tu sia per me il coltello

Ed ecco che recupero uno dei libri letti all’inizio dell’anno, prima che la memoria carogna mi costringa a rileggerlo.

Si tratta di un romanzo epistolare, dove si esplora il desiderio, il senso di colpa, il mettersi a nudo, innamorarsi ed affidarsi a uno sconosciuto che non si incontrerà mai. La profondità e la sincerità dei sentimenti e delle pulsioni sono sofferte e descritte in modo impudico, quasi psicanalitico, senza sconti, come Grossman è ben capace di fare. Però il libro è pesante. Il filo della narrazione è tenue, non si fa leggere con facilità e non trascina il lettore verso la fine, ma anzi richiede uno sforzo di volontà costante. E rimane sempre in agguato il rischio dell’artificioso, del “letterario come fine”.

6/10

 

Valerio Massimo Manfredi – Palladion

L’ho letto con finalità ben precise. Conoscendo la competenza di Manfredi in ambito storico antico, volevo capire il suo meccanismo di scrittura ed inserimento di particolari storicamente rilevanti nella narrazione. Sono rimasto soddisfatto. Ma solo di questo. Per il resto, siamo di fronte a una schifezza colossale. La trama sembra una scopiazzatura fatta male di filmastri alla Indiana Jones (robe tipo Il mistero dei Templari con Nicolas Cage, se qualcuno ha avuto la disgrazia di vederlo), i personaggi sono ridicoli, e i dialoghi potrebbero imparare qualcosa dalle collezioni Harmony.

2/10

Postato da: ubimario a 04/09/2007 19:30 | link | commenti (9)
libri, recensioni mie

venerdì, 24 agosto 2007
Libri del 2007, vol.2

Seconda infornata, altri sette libri fra quelli letti quest'anno.

Kai Zen – La strategia dell’Ariete

L’ensemble narrativo Kai Zen cresce e matura. Come già per Manituana, forse l’elemento più importante della Strategia dell’Ariete è rappresentato dall’apertura dei lavori al pubblico: per tutti i tre anni di gestazione il sito kaizenlab ha ospitato una sezione Al-Harith che conteneva il work in progress del romanzo. Ed anche dopo la pubblicazione, ambientazioni, idee, frammenti parzialmente o non utilizzati rimangono come cantieri aperti a disposizione dei lettori, che difatti continuano a costruire sopra queste impalcature. Al di là della meccanica, il romanzo mi è piaciuto. C’è un mistero che pian piano affiora. C’è una storia centellinata in salti di tempo e di spazio che coprono circa 5.000 anni e tutto il globo. La narrazione scorre, con un gran bel ritmo. I numerosi personaggi hanno tutti uno spessore ed una loro coerenza (tranne forse quello di Hiro Otaru, che mi è sembrato un tantino forzato, ma tant’è), e soprattutto nessuno di loro è senza peccato, cosa che ho apprezzato particolarmente. Il tutto incastrato nella lotta millenaria fra il bene e il male, che ovviamente non finisce con l’ultima pagina (per cui non mi stupirei di leggerne un sequel fra qualche tempo).

7/10

 

Philip Roth – Pastorale americana

Allora, questo è un libro che non ha un finale. Di più: per tutte le sue trecento e fischia pagine continua a far domande a cui non risponde. Non ci prova neppure. È sufficiente il modo in cui le pone, a farne la boa della letteratura ebraica americana. Tutti gli scrittori ebrei americani che dopo Roth continuano a parlare delle faccende degli ebrei americani rischiano ad ogni pagina di rendersi inutili. Imprescindibile.

9/10

 

Tibor Fischer – Sotto il culo della rana

Ovvero: come cercare di avere una vita da persone normali in Ungheria sotto il regime comunista. Fischer ci sa fare parecchio, non ci son santi. La storia scorre meravigliosamente, diverte, fa riflettere. A volte risente della volontà di prendere posizione, cosa che a mio avviso rende meno efficace la sua vena tragicomica, e che mi fa continuare a preferire il più scanzonato “La gang del pensiero”. Ma è un gran bel libro.

7,5/10

 

Chuck Palahniuk – Cavie

Mi ha un po’ deluso. È pur sempre Palahniuk, e ci sono dei momenti da applauso, ma sembra scritto con più mestiere che ispirazione. Come quando per contratto le rockstar devono sfornare un album all’anno o pagare una penale, e allora fanno il disco con gli scarti di quelli precedenti. Non consigliato.

5,5/10

 

Alan D. Altieri – Kondor

Thriller de guera. Ipertecnologico. Precisissimo nei riferimenti. Storia complicata. Tanta, tantissima azione. Tanti, tantissimi dettagli sugli equipaggiamenti, sulle procedure militari, sulle tecniche di combattimento. Sarà per questo che, al di là di una trama sicuramente ben costruita e di personaggi comunque coerenti e verosimili, il libro mi ha soprattutto annoiato. Non è il mio genere, temo.

5,5/10

 

Valerio Evangelisti – Il collare di fuoco

Ambientato in Messico, nella seconda metà dell’ottocento. Puntigliosa e precisa la ricostruzione storica. Eccellente l’ambientazione. Apprezzabile la sperimentazione stilistica nel descrivere il caos tramite un romanzo corale in cui nessun personaggio sembra essere il protagonista e nessuno è indispensabile, sperimentazione che però è forse il suo maggior difetto. La storia non prende granchè, ma forse non bisogna parlare di Storia. In realtà credo che sia un saggio politico-sociale camuffato da romanzo. Da Evangelisti mi sarei aspettato di più.

5,5/10

 

Flavio Soriga – Diavoli di Nuraiò

Ovvero: Niffoi prima di Niffoi. Il romanzo è costruito con la medesima struttura del più fortunato “La leggenda di Redenta Tiria”: anche qui tante persone, protagoniste di storie legate a un piccolo centro abitato della Sardegna. Anche qui toponimi di una Sardegna immaginaria ma assolutamente verosimile. Anche qui una scrittura che ripropone in italiano il periodare tipico della parlata sarda, con alcune concessioni lessicali. Anche qui un’umanità tagliata con la roncola, fatta di sentimenti forti e gesti normalmente assoluti. Lo stile magari è un po’ meno curato, ma resta una gran bella lettura.
Sprattutto, mi risulta che "Diavoli di Nuraiò" sia stato scritto nel 1999, mentre il best-seller “Redenta Tiria” è di qualche anno più recente. Insomma, mi resta il dubbio che in realtà Salvatore Niffoi abbia fatto poco più che riscrivere questo libro, senza dirlo troppo in giro.

7/10

Alla prossima (spero presto...)

Postato da: ubimario a 24/08/2007 22:51 | link | commenti
libri, recensioni mie

martedì, 10 luglio 2007
anobii

So che vi deluderò, ma il titolo non rappresenta una modalità archeologicamente ricercata per dire "dio sciacallo". E' invece un sito web dove in estrema sintesi si possono fare tre cose:
1- ci si costruisce la propria biblioteca virtuale dove elencare i libri che si possiedono
2- si va a curiosare nelle biblioteche degli altri
3- si aggiungono libri alla propria biblioteca

Per adesso nella mia biblioteca ci sono 100 libri.
Sarà una fatica immane (se non mi viene a noia prima).

Postato da: ubimario a 10/07/2007 19:36 | link | commenti (8)
libri, internet, me stesso, recensioni mie

sabato, 07 luglio 2007
Libri del 2007, vol.I

Quest’anno ho letto un sacco, forse per bilanciare la mia pigrizia nello scrivere. Diverse volte mi son detto “ora faccio anch’io la lista dei libri del mese, come fa ScottRonson”, e invece non ho fatto mai nulla, se non annotare i titoli dei libri letti quest’anno.

Ora che la lista è arrivata oltre i 30 (sì, più di uno a settimana, che ci volete fare), mi decido a servire la prima infornata di impressioni di lettura.

Sono 7 titoli, scelti in ordine rigorosamente casuale fra la roba che ho letto dal primo gennaio ad oggi.

Ci metto pure il voto, non mi faccio mancare nulla.

Bene, si comincia:

 

Wu Ming – Manituana

Se ne sono già scritte tante, su questo libro. Ma tant’è, non potevo fare a meno di leggerlo appena uscito, dunque l’ho letto e i miei due cents li metto pure io.

Come al solito, un libro di WM è in realtà un’esplorazione. In questo caso si esplora innanzitutto la storia, la guerra franco-anglo-americana vista dalla nazione irochese. Ottima la scelta degli avvenimenti storici su cui ancorare la narrazione, ed il “dosaggio” fra personaggi storici e inventati, tanto che ci restiamo male a sapere che questi ultimi non sono esistiti veramente.

Si esplora il linguaggio, con la creazione di un gergo riadattato da Arancia Meccanica per i bassifondi di Londra XVIII sec. Ecco, questa soluzione a mio avviso non è stata felicissima, aveva un che di affettato. Càpita, quando non si battono strade consuete.

Si esplora il concetto stesso di scrittura collettiva, ed in questo senso io considero il sito web Manituana come una parte del romanzo stesso: sul sito esiste un livello 2 (per accedere al quale è necessario aver letto il libro) dove è possibile comunicare con WM, e in cui vengono messi a disposizione dei lettori (e creati, anche) tutti gli strumenti per arricchire, completare, manipolare la storia.

In tutto questo, la storia è proprio bella, appassionante, e la rilettura degli avvenimenti storici, più che fornire risposte, cerca di suscitare domande. Che forse è il vero scopo di un romanzo (altrimenti tanto vale comprarsi un saggio storico).

8/10

 

Georges Simenon – L’uomo che guardava passare i treni

La storia di un delirio. Nonostante si sappia bene dall’inizio come andrà a finire, la tensione viene costruita, smontata e ricostruita pagina dopo pagina, con una scrittura semplice ed incredibilmente efficace, e quando il libro finisce ci troviamo perfettamente a nostro agio nella mente dello psicopatico. Capolavoro schizoide.

9/10

 

Jonathan Safran Foer – Ogni cosa è illuminata

Leggendo questo libro ho cercato di fare la tara all’esperimento linguistico che lo caratterizza. Circa la metà del romanzo è scritta in un idioma che dovrebbe rendere le sgrammaticature di un ucraino di cultura medio-bassa che sta imparando l’inglese. E insomma, non è che mi sia piaciuto tanto, questo espediente letterario. È molto, forse troppo presente, e poi c’è il fatto che io ho letto la traduzione italiana, e quindi non mi ci posso basare più di tanto.

Comunque, anche escludendo la parte linguistica, non mi ha convinto. Come già l’altro mito recente della letteratura giovanotta americana (Dave Eggers, per chi non l’avesse riconosciuto), si parla di miracolo letterario, nuovo faro della letteratura americana e tanti cazzi. Non so. Conta probabilmente la giovane età degli autori, ma io da un miracolo letterario mi aspetto di meglio. Al di là della sincerità autobiografica che in un certo senso giustifica la lettura, mi sembra un romanzo né meglio né peggio di tanti altri, e sicuramente non all’altezza delle lodi sperticate ricevute. In conclusione: considerando che ormai la carta dell’autobiografia se l’è già giocata, forse leggerò qualcos’altro di J.S.Foer, ma forse no.

5,5/10

 

Giorgio Scerbanenco – Venere privata

Dopo che ci siamo abbuffati di noir italiani in tutte le salse, vale la pena di andare a cercare il capostipite del genere, e scoprire che ha ancora la possibilità di meravigliarci. Venere Privata è il primo romanzo che ha per protagonista Duca Lamberti, ed è probabilmente un capolavoro. La Milano nera che conosciamo da tanti racconti e film proviene direttamente da qui. Scerbanenco non si sottrae a nessuna delle contraddizioni e miserie umane che marchiano i personaggi, ed anzi le seziona senza fare sconti, né ai buoni né ai cattivi. Il ritmo è sonnacchioso, eppure carico di tensione. Della trama non dico nulla, tanto lo dovete leggere, se non l’avete già fatto (ah, la prefazione è stata scritta evidentemente da uno che non ha ben presente il concetto di spoiler, per cui leggetela solo dopo aver finito il romanzo)

8,5/10

 

Dario Tononi – Infect@

Ho letto questo libro su suggerimento di Vanamonde, che ne aveva intervistato l’autore. È una storia di fantascienza in una Milano del futuro popolata da uomini e altri esseri in tutto simili ai personaggi dei cartoni animati. Questa è la più bella invenzione del romanzo. Per il resto è un thrillerone pieno di colpi di scena e scene d’azione, forse un po’ troppe e non tutte interessanti. Poca l’analisi dei personaggi e non molto approfondita. Questi, in sintesi, i motivi per cui il libro non mi è piaciuto granchè, non me ne voglia Vanamonde per il quale continuo a nutrire una stima sconfinata.

4,5/10

 

Gianni Biondillo – Con la morte nel cuore

Un bel noir milanese: bei personaggi, verosimili e ben tratteggiati, trama solida, un buon livello di tensione. Anche lo spoiler contenuto nel prologo non ne guasta affatto la lettura. Biondillo ci accompagna nello svelarsi del mistero, anche quando finalmente ne intuiamo la soluzione. Unica pecca, a mio avviso, la presenza ingombrante di dialoghi in serbo o in calabrese, che potrebbero rendere difficile la lettura.

7/10

 

Giorgio Scerbanenco – I ragazzi del massacro

Come al solito Scerbanenco non si spaventa di fronte agli argomenti scabrosi, e fa emergere qui il suo lato politically incorrect che potrebbe farci storcere il naso, a noi intellettuali illuminati di sinistra degli anni duemila. Al proposito suggerisco di tener presente che il romanzo fu pubblicato quarant’anni fa, e che l’autore era nato nel 1911, così ci si fa un’idea più precisa dell’entità del pugno nello stomaco che rappresenta. A parte questo, come gli altri episodi della serie di Duca Lamberti, anche questo è un romanzo noir con tutte le carte in regola per tenerci incollati alla pagina. Vale quanto detto su Venere Privata, anche se in tono un pochino minore.

7/10

Postato da: ubimario a 07/07/2007 11:48 | link | commenti (17)
libri, recensioni mie

mercoledì, 11 gennaio 2006
Letture di tre mesi

I mesi sono ottobre, novembre e dicembre.

Li metto insieme perchè è un periodo che sto leggendo pochi libri (è vero, ma il vero motivo per cui li metto insieme è che li avrei dovuti mettere prima, separati per mese, e non l’ho fatto).

*

E insomma, in questi mesi ho letto innanzitutto Non toccare la pelle del drago, di Giuseppe Genna. Era da un po’ che volevo leggere qualcosa di suo, epperò temo di aver cominciato con la cosa sbagliata. Innanzitutto c’è un disastro combinato da quelli della Mondadori (che spero si limiti all’edizione Oscar): uno degli equivoci su cui si basa la vicenda è la confusione fra i due nomi Ros e Roos, che gli ineffabili impaginatori hanno allegramente piallato eliminando tutti i Roos (tranne uno o due) e trasformandoli in Ros, così da lasciare ogni volta il lettore nel dubbio (o a non fargli capire una mazza del tutto).

A parte questo, la trama non è questo granchè, l’azione è piuttosto spezzettata e i personaggi sembrano sbiadite immagini imprestate dallo Sconosciuto di Magnus. Vedremo il prossimo, magari Nel nome di Ishmael, quando lo ristampano.

*

Poi ho letto L’opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers, ormai noto guru della controcultura americana (e quindi ahimè mondiale). Questo libro è la sua autobiografia da ventenne, quando, alla morte di entrambi i genitori, gli tocca prendersi cura del fratellino Toph di otto anni.

A dispetto del plot, il libro è divertente. Il ragazzo di robe da raccontare ne ha: emigra dall’altro capo degli USA, fa partire i suoi progetti underground, e porta avanti il rapporto col fratellino. La cosa bella è che Eggers si racconta con una sincerità disarmante, mettendosi in gioco sistematicamente, e con una leggerezza che rasenta l’ingenuità e/o il cinismo. Mi lascia un po’ così il suo modo di scrivere. Di sicuro alla ricerca dell’effetto, e non sempre lo trova. Comunque resta un libro leggibile. Di profonda superficialità.

*

Di profonda profondità è invece Col corpo capisco, di David Grossman. Diviso in due racconti lunghi, della trama non c’è praticamente niente da segnalare, diciamo che parla d’amore, eh. Invece è servito a rinforzare nella mia mente le seguenti convinzioni:

1) per gli autori ebrei, da Svevo a Woody Allen, psicanalizzarsi nelle loro opere è quasi un dovere morale.

2) di solito ci riescono dannatamente bene.

Assolutamente da leggere, ma assolutamente non nel mezzo di una crisi di coppia.

*

Poi, essendo sardo, ogni tanto ho l’abitudine di leggere libri solo per il fatto di essere scritti da autori sardi, per esempio mi son sciroppato un mucchio di roba di Fois, o di Carlotto (vabbè, è sardo di adozione, e poi una volta a un personaggio ha dato il nome di mio padre).

Stavolta non ho beccato male: due ottimi esempi di come traslitterare in italiano pensieri ed emozioni che fuori dall’isola non si trovano in natura.

Il figlio di Bakunìn di Sergio Atzeni è la storia della vita di un uomo nato intorno al 1920, libertario e libertino, raccontata attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto di persona (o anche solo per sentito dire).

*

E poi ho letto finalmente La leggenda di Redenta Tiria di Salvatore Niffoi, che quando son tornato a Cagliari l’ultima volta era così di moda che sembrava che se non l’avevi letto eri analfabeta (e quindi chiaramente l’ho comprato a Milano, in quel negozio di Corso XXII Marzo che vende gli Adelphi di seconda scelta a metà prezzo). Tornando a noi, c’è un paesino dove tutti gli abitanti muoiono suicidi: a un certo punto della loro vita sentono una voce alla quale devono obbedire, e allora si impiccano. Il libro racconta le loro vite, come una piccola antologia di Spoon River. Alcune sono davvero emozionanti, altre decisamente meno. Ma è splendido il modo in cui Niffoi tratteggia i personaggi, a colpi di scalpello: poche frasi, battute brucianti, irresistibili paragoni e neologismi che reinventano quelle radici di cui dicevo prima. Davvero notevole.

*

Colpo di luna di Georges Simenon è un romanzo coloniale ed anticoloniale, basato sulla tragica esperienza di un giovane francese in Gabon. Che dire? Il ragazzo scrive decisamente bene, e visto che in Italia è monopolizzato da Adelphi credo che tornerò presto in corso XXII Marzo a pigliare due o tre kg fra Maigret e romanzi sfusi.

*

Altro francese (almeno credo: magari è belga), altra musica. Il Re di Atlantide di Vincent de Swarte, mostra quanto sia pericoloso voler raccontare la storia di un guardiano del faro che a un certo punto impazzisce e diventa un assassino rituale. Seppure (anche qui) il ragazzo sappia indubbiamente scrivere, la cosa più notevole che mi è rimasta sono le scene di sesso, e questo, diciamocelo, non è un gran bel segnale.

*

A seguire, poche righe per gli altri titoli, ché questo post sta diventando lunghetto.

Jeffrey Eugenides: Le vergini suicide. Ahi, cominciamo malissimo. Di questo libro avrei voluto parlare molto, ma mi devo accontentare di dire che secondo me è un piccolo capolavoro. È così che vanno raccontati i ricordi.

*

AA.VV.: Sex’n’bossa – antologia di narrativa erotica brasiliana. Uno di quei libri rossi Oscar Mondadori che parlano di sesso. Una volta ne avevo visto uno che era una miscellanea dei blog italiani più porcelli, e ho pensato “i curatori sono dei cialtroni che vogliono fare i soldi facili”. E comunque questo qui l’ho comprato, pensando a Dona Flor, Gabriela, e Teresa Batista, a Caetano e Cidade de Deus. L’ho finito pensando che “forse l’hanno solo tradotto male”.

*

Friederich Dürrenmatt: Il giudice e il suo boia. Un noir serrato, essenziale, profondo, fin dall’inizio ti mostra il suo scheletro che però fino alla fine non riesci a ricomporre. Penso che cercherò in libreria Il Sospetto, per rileggerlo.

*

L.A. Confidential, di James Ellroy. Prima o poi scriverò un post dedicato interamente a lui e al suo “alter-ego cattivo” Ed Bunker (di cui giustappunto ho acquistato ieri Animal Factory). Del libro, adesso non scrivo niente, solo che va assolutamente letto.

*

Guida galattica per autostoppisti, di Douglas Adams. Ebbene sì, non l’avevo mai letto, finora. Ma i tre volumi che raccontano il seguito di questo, ve li farò trovare nel post “Letture di Gennaio”. Stupendo.

*

E poi ho letto il romanzo per bambini (per così dire) Coraline, di Neil Gaiman, di cui non dico che è inarrivabile perchè per il momento è il suo romanzo che mi è piaciuto meno. Però è molto bello.

Fine, per ora.

Di Spauracchi (letto) e della Potenza di Eymerich (ri-letto) parlo in un altro momento.

Postato da: ubimario a 11/01/2006 23:07 | link | commenti (13)
libri, recensioni mie

mercoledì, 26 ottobre 2005
Il libro che mi ha cambiato la vita

La Repubblica on line ha lanciato qualche giorno fa un sondaggio "qual è il libro che ti ha cambiato la vita".
Le risposte devono essere mandate in formato sms, vale a dire che l'obiettivo dei repubblichini non è quello di fare una statistica o una classifica (che poi forse non è un male, meglio non sapere che trovare il codice da vinci e la profezia di celestino fra le top ten), bensì quello di poter dichiarare "ben cinquemila persone partecipano al nostro sondaggio" e pavoneggiarsi di conseguenza.
C'è poi una questione concettuale di base, e cioè che se c'è stato soltanto un libro che ti abbia cambiato la vita sei ridotto malissimo, praticamente un analfabeta.
Il quesito stesso è evidentemente concepito strizzando l'occhio alla componente più bovina del pubblico.
Insomma, appena l'ho visto mi è bastato un rapido esame per derubricare il sondaggio come stronzata.
Forte di queste convinzioni, alla fine ho ovviamente deciso di partecipare anch'io, e comunicare a repubblica.it -e per suo tramite al mondo- il titolo del libro che mi ha cambiato la vita.
Il resto, ahimè, è storia.
Pur tagliando tutto il tagliabile, non sono riuscito a scendere sotto la soglia di 20 titoli imprescindibili. Il crudele modulo di repubblica.it mi comunica che "il campo Testo contiene 758 caratteri. Il massimo permesso è 500", gettandomi nello sconforto. L'idea di tagliare ancora, rinunciando anche ad uno solo dei titoli rimasti mi fa rabbrividire.
Indi, repubblica.it si fotta, avrà cinquemila risposte ma non la mia. Che invece regalerò allo spazio ben più democratico di Pisolandia.
E dunque eccoci qua!
Per evitare di produrre un calderone informe, ho suddiviso i libri a seconda del periodo della vita in cui li ho letti.
Ho inserito solo romanzi. Quindi niente saggi, raccolte di poesie o di canzoni, manuali di giochi di ruolo. Invece ci sono dei fumetti, per motivi che lascio a voi immaginare.
Non ho voluto inserire più di un libro di uno stesso autore, anche se molti titoli avrebbero meritato (per es. avrei potuto inserire anche Dona Flor, L'Opera al Nero, American Gods, A ciascuno il suo e molti altri).
Per ciascun autore ho inserito nella lista il libro che mi ha "cambiato la vita", che però non è necessariamente il mio preferito.

Ecco la lista:

Fino ai 20 anni:
J.R.R. Tolkien - Il Signore degli Anelli
Leonardo Sciascia - Il giorno della civetta
Voltaire - Candido
Ray Bradbury - Cronache Marziane
Hugo Pratt - Corto Maltese (fumetto)

Dai 20 ai 25:
Umberto Eco - Il pendolo di Foucault
Mikhail Bulgakov - Il Maestro e Margherita
P.V. Tondelli - Altri libertini
Andrea Pazienza - Pompeo (fumetto)

Dai 25 ai 30:
Jorge Amado
- Teresa Batista stanca di guerra
Elias Canetti - La lingua salvata
Art Spiegelmann - Maus (fumetto)

Dai 30 ai 35:
Marguerite Yourcenar - Memorie di Adriano
Luther Blissett - Q
Jonathan Coe - La famiglia Winshaw
Valerio Evangelisti - Il mistero dell'inquisitore Eymerich

Dai 35 ad oggi:
Christa Wolf - Cassandra
Neil Gaiman - Sandman (fumetto)
James Ellroy - Dalia Nera

Postato da: ubimario a 26/10/2005 20:25 | link | commenti (4)
libri, fumetti, internet, recensioni mie

sabato, 24 settembre 2005
Letture di settembre

Il Codice da Vinci – Dan Brown

 

 

Non è vero, non l’ho letto. Ci ho provato, però, il che è già qualcosa, per come sono io. Ho dei grossi problemi psicologici a leggere i best sellers. Ciò a causa di una mia convinzione che una volta ho sentito riassumere splendidamente in tv da Aldo Busi (che come scrittore mi fa sinceramente cagare, ma che trovo molto godibile come fenomeno da talk show): “I best sellers incontrano perfettamente il gusto di quelli che non leggono mai un cazzo, per questo diventano best sellers”. Per cui mi trovo sempre in difficoltà a leggerne uno. Devo sempre far passare un po’ di tempo, aspettare che la gente smetta di parlarne.

 

 

Ok, mi dirai, questi non sono problemi psicologici, sono pregiudizi da élite pseudoculturale e tu sei uno snob presuntuoso. In parte è vero, però c’è anche un altro fattore, ed è che dopo qualche tempo compaiono le edizioni economiche. Ed è più semplice vincere i propri pregiudizi pseudoculturali al costo di 7 euro anziché di 20.

 

 

Tornando al Codice da Vinci. Come d’abitudine ho letto le pagine iniziali, e poi qualcuna a caso dal mezzo del libro, per farmi un’idea. L’impatto è stato piuttosto da telefilm (espressione sintetica che sta per “decidere di passare la serata davanti alla tv e poi doversi accontentare di un telefilm perché non ci sono film in programmazione”). Insomma, alla fin fine nemmeno troppo male, quando non hai troppe pretese un telefilm lo guardi anche volentieri. Ma evidentemente il momento non era adatto. Avevo fame di contenuti che non avrei trovato certo nel telefilm.

 

 

Quindi, seguendo una logica ferrea e direi quasi scontata, ho poggiato il Codice e sono andato a cercare

 

 

Il Pendolo di Foucault – Umberto Eco

 

 

O yea. Storia lunga. Regalai il libro a mio padre, nel 1988. Dopo che l’ebbe letto, lo lessi io e mi appassionai, per poi passare immediatamente ad altro nel furore dell’assorbimento di nozioni che mi governava in quegli anni. Poi andò in prestito a un amico (Pietro), e a casa sua rimase per lunghi anni, fino al mese scorso, appunto.

 

 

Quindi, seconda lettura, dopo 16-17 anni dalla prima. Il rigore della citazione, l’approfondimento e la quadratura di tutto, anche di ciò che viene solo sfiorato dalla storia come fosse un dettaglio insignificante. L’ironia costante e leggera sul mondo editoriale e sulla cultura, strumento di conoscenza, di gratificazione personale e perciò stesso macchina per spillare soldi ai fessi. Lo spessore che cercavo. E poi tutti i riferimenti che la prima volta mi erano ignoti e che invece in questi anni ho avuto modo di conoscere per altre vie: Yemanjà ed Exu, gli esaltati rosicruciani e quelli dell’OTO, Otto Rahn, etc. Mi sembrava di incontrare dei vecchi amici.

 

 

IMHO, poteva essere un libro migliore del Nome della Rosa. Il limite, in sintesi, è che nel Pendolo di Foucault tutti quanti parlano nella stessa maniera. Per esempio, le due fidanzate del protagonista: la diversa personalità delle due donne emerge magari dalle rispettive accurate descrizioni, ma non dai dialoghi, in cui sembrano quasi la stessa persona, o da altri aspetti del quotidiano. Sembra che Eco nel Pendolo di Foucault abbia raccontato in maniera eccezionale il mondo dell’esoterico, ma tralasciando del tutto le persone che lo popolano, e a volte utilizzandole semplicemente come strumenti di divulgazione.

 

 

Facendo la tara a questo aspetto, resta però un libro eccellente, che sicuramente rileggerò, o meglio, consulterò.

 

 

Chiedi alla polvere – John Fante

 

 

Non so che dire. Partito con le migliori predisposizioni, ho fatto molta fatica a finirlo. Probabilmente l’impressione di déjà-vu che ho avuto sulle varie descrizioni dei fallimenti, delle autogiustificazioni, dell’essere fuori posto. Tutti argomenti scavati a fondo da tanti autori successivi che io avevo malauguratamente già letto.

 

 

Stardust – Neil Gaiman

 

 

“Esiste una parola per quando un libro non ti dice mai direttamente come stanno le cose ma ti ci lascia arrivare da solo giusto in tempo per accorgerti che nel frattempo c’erano arrivati da soli anche i personaggi o che c’era anche un’altra soluzione plausibile alla quale non avevi pensato per nulla?”

 

 

“No.”

 

 

“Oh. Pensavo esistesse.”

 

 

Tutto quello che esce dalla testa di Gaiman va comprato a scatola chiusa. Come commento al libro dovrebbe bastare, senza stare a dilungarsi in motivazioni che finirebbero per essere ovvie.

 

 

 

 

PS. Il dialogo qui sopra non è una vera citazione (a dirla tutta sarebbe una meta-citazione, comunque perfettamente individuabile da un qualsiasi Gaiman-addict)

Postato da: ubimario a 24/09/2005 18:37 | link | commenti (4)
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