"Non mi chiamo Sambo. Sambo è l'orologio"

Eccomi

Blogger: ubimario

belle parole

"Eu te quero e não queres como sou, não te quero e não queres como es." (Caetano Veloso, O Quereres)

"But would I leave you in this moment of your trial?" (Peter Hammill, The undercover man)

"...ma quale Costa Smeralda, piccolini i gaggi." (Flavio Soriga)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

www.kilombo.org Elezioni 2006. Io sono qui. E tu dove sei?

Disclaimer:

L'autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, non sono da attribuirsi all'autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet: qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 18 aprile 2008
(solo per estimatori) Sentieri di Seth

Signori, sono lieto di annunciare che nel sito La Strategia dell'Ariete del collettivo di scrittori Kai Zen, è on line un mio breve racconto.

Si trova nella sezione chiamata Sentieri di Seth -racconti apocrifi che delineano trame parallele alla vicenda narrata nel romanzo principale- ed è quindi esso stesso un racconto apocrifo (e chi sa cosa significa apocrifo ora potrebbe dirmi "grazie al cazzo"), ambientato nella Gallia Celtica, nel 54 A.C.

Ci sarebbe pure il link diretto al mio racconto, ma preferisco darvi quello della pagina perché merita, perché di racconti ce ne sono diversi altri molto interessanti e perché chissà, magari vien voglia di scrivere anche a voi.
Comunque con le coordinate spazio-temporali che ho dato qualche riga fa è facile trovarlo, e poi se state leggendo qui sapete pure che mi chiamo Mario, dunque non avete scuse.

Attenzione però.
Ne sconsiglio vivamente la lettura a chi non abbia ancora letto il romanzo La Strategia dell'Ariete: questi racconti apocrifi, per forza di cose, devono dare per scontate un sacco di cose che si suppone il lettore conosca già (perché ha letto il libro, appunto).

O meglio: consiglio vivamente la lettura del romanzo La Strategia dell'Ariete a tutti coloro che non l'hanno ancora letto, in primis perchè vale la pena, e poi ovviamente perchè dopo potranno apprezzare appieno anche i racconti apocrifi, e in particolare il mio.

Ultima nota: in fondo al raccontino c'è una breve nota sui personaggi e le vicende (in sintesi, cosa è storico, cosa è inventato e cosa ci si potrebbe ancora inventar sopra) e sulle principali fonti bibliografiche che ho utilizzato. Vedi mai che a qualcuno siano utili.
E comunque, nel caso ne possiamo sempre parlare qui.

Ci si.

Postato da: ubimario a 18/04/2008 01:12 | link | commenti (2)
libri, internet, scrittura collettiva, robe che scrivo

lunedì, 10 settembre 2007
Neil Gaiman a Mantova

In due giorni e poco più al Festival della Letteratura, alla fine di cose se ne sono viste.

Ovviamente non potevamo andare dappertutto, e quindi abbiamo scelto di far visita ad alcuni autori, più o meno irrinunciabili, e lasciar perdere tutto il resto o quasi.

E intanto c’è subito da dire una cosa. Com’era prevedibile, la gente ha assaltato in massa pochi eventi e pochi autori, che sono poi i soliti, o quelli di moda in questi mesi. Ed ora che son tornato e ho guardato un po’ di notizie, vedo che anche la copertura giornalistica della manifestazione ha riguardato –salvo poche eccezioni- quegli stessi pochi autori.

Questo è alla fin fine il problema del giornalismo e dell’informazione in genere. Le notizie che passano sono sempre le stesse. Tutti i mezzi di informazione trasmettono le stesse notizie, le stesse interviste, le stesse dichiarazioni delle stesse persone, gli stessi fatti di cronaca. E tacciono tutto il resto. In ambito culturale, questo significa che l’attenzione dei giornalisti è rivolta sempre e comunque verso gli scrittori di best seller, quelli che hanno vinto premi, quelli dalle cui opere è stato tratto un film di successo, quelli che appartengono al mondo della televisione, o quelli su cui le case editrici stanno investendo molto. Mi piacerebbe se un giornalista culturale volesse raccontare e far conoscere ai suoi lettori anche libri ed artisti meno conosciuti, ma che lui reputa interessanti. Si trova nella posizione ideale per farlo. Si tratta solo di correre il rischio delle proprie opinioni abbandonando l’articolo-fotocopia. Ma ciò non succede. O quasi tutti i giornalisti apprezzano gli stessi autori, o quasi nessuno è in grado di assumersi la responsabilità e il rischio di cui sopra. Peccato.

A pensarci, la situazione è molto coerente con quanto diceva Neil Gaiman venerdì sera: “Ho l'impressione che un autore diventi più reale se viene tratto un film dal suo lavoro. Per la gente esisti solo se ti conoscono tramite la pellicola. Se non è stato tratto un film dalle tue opere non ti considerano. Invece con un film all'attivo tratto da un tuo romanzo la gente potrà pure non conoscerti, ma sa chi sei. E ti chiederà se magari hai scritto altre cose che conoscono. Io rispondo loro: non lo so, come diavolo faccio a saperlo?”

Ed ora, facciamo un po' di resoconto. 

Neil Gaiman

Abbiamo assistito a due incontri con Neil Gaiman, uno venerdì sera, intervistato dal bravo Matteo Stefanelli, e uno sabato sera, ospite dei ragazzi volontari del festival.

Difficile parlare in breve di Neil Gaiman. Il “Dictionary of Literary Biography” lo considera uno dei dieci maggiori autori post-moderni viventi. Il suo Sandman è considerato una delle massime opere a fumetti del mondo. Ha ottenuto successi internazionali con tutti i suoi romanzi (American Gods, Anansi Boys, Stardust, Neverwhere), in cui riesce a coniugare elementi magici e reali, temi assoluti, divini e quotidiani con profondità e semplicità disarmanti. Le sue opere per l’infanzia (Coraline, Lupi nei muri) parlano al bambino quasi come a un adulto, estremamente attente e tenere insieme. Il suo blog (qui nella traduzione italiana) è il più visitato al mondo fra i blog di scrittori (al proposito ha detto: “Quando mi chiedono come faccio, io rispondo: non è così difficile, è stato sufficiente averlo aperto a febbraio del 2001 ed aggiornarlo quotidianamente”). Il 12 ottobre uscirà in Italia il film Stardust, tratto dall’omonimo romanzo, entro fine anno uscirà Beowulf, di cui ha scritto la sceneggiatura, e nel 2008 uscirà il cartone animato Coraline, tratto dal suo romanzo per bambini.

Tutto ciò fa supporre che fra qualche mese anche Gaiman entrerà a far parte di quel gruppo di autori seguiti passo dopo passo dalla stampa e dalle masse oceaniche. Per ora fortunatamente non è così, e ad oggi l’unico articolo che racconta i suoi interventi a Mantova è quello presente su Fantasy Magazine (una buona trascrizione dell’intervista di venerdì sera).

Detto questo, Gaiman visto di persona è semplicemente fantastico. Molto disponibile, aperto e diretto, per niente divo, pieno di gentilezze nei confronti dell’intervistatore, del traduttore e del pubblico. Valorizza ed arricchisce tutte le domande che gli vengono poste. Parlare con i suoi lettori gli piace tanto, e gli piace farlo liberandosi del piedistallo dove fatalmente si trova. Sorride sempre, mette a suo agio l’interlocutore con grazia e naturalezza. Le sue risposte sono brillanti e mai banali, ed accompagnate da espressioni e gesti che spesso le rendono divertentissime. Proprio bravo, un piacere starlo a sentire.

Parla (in un inglese perfetto e senza inflessioni) di tante cose. Ovviamente dei due libri recentemente tradotti in italiano (Buona apocalisse a tutti e Il cimitero senza lapidi e altre storie nere). E dei film in uscita, e del perché l’industria cinematografica si stia finalmente buttando sui filoni a lui congeniali, con film tratti da opere fantasy e da fumetti (la sua risposta: “Semplicemente, prima non li poteva fare perché non c’era la tecnologia sufficiente”)

Ma parla anche delle differenze che ci sono tra scrivere un romanzo, un fumetto, una sceneggiatura:

“Nel libro si scrive esattamente la storia come sarà, nel fumetto si scrivono delle istruzioni per il disegnatore. Nel film, infine, è come stendere un piano di battaglia, bisogna definire le posizioni di partenza, i movimenti, prevedere l’imprevisto”.

“Quando scrivo un libro non posso sapere come una pagina verrà letta dal lettore, se ad esempio salterà venti righe di descrizione per passare al dialogo successivo. Invece nel fumetto ho il controllo totale della lettura e del ritmo di lettura. Viceversa, col fumetto non sono padrone della narrazione quanto lo sono con un libro. In uno dei miei romanzi (nota di Mario: vi risparmio il titolo, nel caso non l’aveste letto) tutti i personaggi sono negri, epperò non lo scrivo mai esplicitamente, e il lettore viene a saperlo pian piano. Se fosse stato un fumetto, evidentemente ciò non sarebbe stato possibile e avrei dovuto rinunciare a questo strumento narrativo.”

Infine, sulla letteratura e sul fantastico:

“Non vedo sostanziale differenza fra la storia della letteratura e la storia del fantastico. Da quando esiste la letteratura esiste la letteratura fantastica. La letteratura realista, verista, quella priva di elementi magici o soprannaturali (NdM: Gaiman usa “mimetic”) è un’invenzione relativamente recente (NdM: cercando di darle una data di partenza, io e Stella siamo arrivati a Defoe. Chi offre di più?). Oggi si dà un nome a questo tipo di letteratura, per distinguerla come un sotto-genere, per lo più con connotazioni negative. Questo è avvenuto a partire da Tolkien. La sua opera ha avuto un effetto tremendo sulla letteratura, ha modificato il contesto di riferimento, è stato come mettere una pesante palla da bowling su un telo di gomma. Da allora, negli scaffali delle librerie esiste il genere fantasy, esistono autori fantasy e autori non fantasy. Ma io non vedo questa differenza di generi. E Tolkien stesso ha pubblicato il suo libro come una normale novel.”

Ha detto anche molto altro, ma per ora può bastare.

Ah, al termine del secondo incontro ho approfittato della sua disponibilità e mi sono avvicinato a lui mentre firmava M_Gaiman02autografi. Gli ho dato il testo di una delle nuove canzoni degli Ubi Maior (ispirate ai suoi lavori, come scrivevo qui), e per la precisione quella dedicata al Sogno, tradotta in inglese da Vanamonde. Gli ho dato anche una chiavetta USB con la più recente registrazione della canzone (fatta in sala prove, ma non era troppo male). Speriamo che la legga, l’ascolti, e gli piaccia.

Qui a fianco, foto buffissima che immortala il momento in cui Gaiman mi esortava a dargli l’mp3.

 

Prossimamente, i resoconti sugli altri incontri (fra cui Jonathan Coe, Diamanda Galás, John De Leo).

Stay tuned!

 

Postato da: ubimario a 10/09/2007 18:43 | link | commenti (17)
libri, fumetti, ubi maior, robe che canto, giornalisti e media

martedì, 04 settembre 2007
Libri del 2007, vol.3

...dove faccio la conoscenza con Fred Vargas, e spero che la facciate anche voi. Qui sotto i tre libri suoi che ho letto, più altri quattro di altri autori, e per i quali le mie supponenti valutazioni spaziano dal bello all'orrendo.

E con questi, a sette per volta, siamo arrivati a ventuno...

 

Poi a partire da questo post ci sono un paio di novità.

Lo sfondo:
Verde: vi consiglio di leggerlo

Grigio: vi consiglio di non leggerlo

Giallo: non so/non rispondo.

Il link:

per ogni libro ho messo il link alla scheda su anobii, dove si possono vedere descrizioni e commenti dei lettori (fra cui il mio, ma tanto è uguale a quello che c'è qui..)

 

 

 

Fred Vargas – Parti in fretta e non tornare

È la prima storia dove compare il commissario Adamsberg. È anche il primo che ho letto di questa autrice, e male feci perché avrei dovuto leggere prima gli altri due. Difatti alle prime pagine l’impressione non è stata un granché. A dirla tutta, mi sembrava che la Vargas descrivesse un mondo popolato da deficienti. C’è per esempio questo tizio, che vive a Parigi ma misura la sua vita convinto di trovarsi in una nave. Andiamo bene, ho pensato, questa vuole inaugurare il filone giallo-deviante-originale-ad-ogni-costo. E invece no. Cioè sì, di personaggi bizzarri ce ne sono diversi, ma pian piano si inseriscono nella trama in una maniera armoniosa che li rende perfettamente plausibili e “vivi”. Bisognava solo prendere confidenza con loro, e con lo stile della scrittrice. Fatto questo, il libro si legge d’un fiato. La trama scorre. I colpi di scena e i cambi di ritmo sono ben dosati, i riferimenti storici precisi e suggestivi. Un bel giallo, e col senno di poi il migliore dei tre che finora ho letto.

8/10

 

Fred Vargas – Chi è morto alzi la mano

Questo è il libro che consiglierei per fare conoscenza con questa scrittrice. Come sequenza temporale si colloca prima degli altri, e comincia proprio con l’arrivo dei “quattro evangelisti”, che ritroveremo come protagonisti o comprimari degli altri romanzi. Si tratta di un vecchio poliziotto in pensione e tre giovani storici (per la precisione un paleoarcheologo, un medievista e un contemporaneista), tutti caratterialmente piuttosto strambi. La scelta non è casuale e permette all’autrice (a sua volta storica, zooarcheologa e giallista), di riflettere le proprie anime nello sviluppo delle sue storie.
C’è anche dell’altro. La Vargas è una donna che non scrive in maniera esplicitamente femminile, ed anzi sembra perfettamente a suo agio nel descrivere la psicologia maschile. Con qualcosa di particolare, che riconoscevo ma non riuscivo ad inquadrare. Quando Stella (la mia ragazza) ha letto questo libro, ha commentato: “i suoi personaggi uomini sono pieni di difetti e bizzarrie, ma sono proprio quei difetti e quelle bizzarrie che non infastidiscono una donna, anzi”. Ecco. Probabilmente io non ci sarei mai arrivato.  La cura per i dettagli, e per questo tipo di dettagli, insomma. Al di là della storia, che è carina e scorre bene, Fred Vargas è una che scrive con attenzione.

7/10

 

Fred Vargas – Io sono il tenebroso

Secondo caso per gli evangelisti, stavolta affiancati da un letterato-ex-poliziotto di origine tedesca. Anche questo libro è un piacere da leggere. Forse un po’ più scontato nei colpi di scena, ma la trama è bella solida e valgono tutti i commenti fatti per gli altri due. Ed anche qui un discreto campionario di umanità perdente, tratteggiato con la certezza che da vicino nessuno è normale. In sintesi: per acquistare un altro libro della Vargas aspetto solo che si abbassi un po’ la pila sul comodino.

7/10

 

 

Gianrico Carofiglio – Testimone inconsapevole

Carofiglio si cimenta con temi a lui congeniali: il giallo legale, e Bari. E si vede. La descrizione dell’iter processuale è da applausi, la dimestichezza con la materia gli permette di far risaltare al meglio le sue qualità di narratore, e di inserire con notevole naturalezza e profondità il travaglio interiore del protagonista (che poi è il vero tema portante del romanzo). Oddio, ci sono anche alcune cadute, elementi totalmente inutili che mi hanno fatto cascare le braccia (per esempio certi dialoghi da corridoio di tribunale, e tutto il capitolo 11, che sembra messo lì solo per farci sapere quali sono i suoi libri, brani musicali e film preferiti), ma in definitiva glieli si perdona volentieri.

Per l’appunto, il voto qui sotto non tiene conto del capitolo 11, eh, che se penso a certe sue preferenze musicali etc. la sufficienza se la sogna.

7/10

 

Vitaliano Trevisan – Il ponte

Avevo visto Trevisan in una trasmissione TV, intervistato da Serena Dandini che ne diceva un gran bene. Poi mio fratello ha comprato il libro, e io quest’estate ne ho approfittato per leggerglielo a scrocco. Il libro prende spunto dalla vicenda di un tizio che, dalla Germania dove vive, è chiamato da una morte improvvisa a tornare nella sua terra di origine, provincia veneta vicentino-trevigiana (“la terra dell’anello mancante”, direbbe qualcuno di mia conoscenza). E da qui l’autore parte per fare una serie di riflessioni. Sull’amicizia. Sulla provincia di cui sopra. Sulla società, sulla politica, sull’informazione italiana. Etc.

Il libro mi è sembrato così così. Innanzitutto, la storia non c’è. Serve solo ad introdurre le riflessioni di cui sopra. In pratica, è un libro che ha lo scopo di illustrare le opinioni di Trevisan. Beninteso, opinioni rispettabilissime, e in molti casi ampiamente condivisibili e non banali. Ma tutto ciò va bene per un articolo di giornale, per un monologo, non per un romanzo. Inoltre, i concetti sono ripresi e ripetuti più e più volte, spesso con le medesime parole. Togliendo il superfluo, anziché in 150 pagine se la poteva cavare in 60, non esagero.

5/10

 

David Grossman – Che tu sia per me il coltello

Ed ecco che recupero uno dei libri letti all’inizio dell’anno, prima che la memoria carogna mi costringa a rileggerlo.

Si tratta di un romanzo epistolare, dove si esplora il desiderio, il senso di colpa, il mettersi a nudo, innamorarsi ed affidarsi a uno sconosciuto che non si incontrerà mai. La profondità e la sincerità dei sentimenti e delle pulsioni sono sofferte e descritte in modo impudico, quasi psicanalitico, senza sconti, come Grossman è ben capace di fare. Però il libro è pesante. Il filo della narrazione è tenue, non si fa leggere con facilità e non trascina il lettore verso la fine, ma anzi richiede uno sforzo di volontà costante. E rimane sempre in agguato il rischio dell’artificioso, del “letterario come fine”.

6/10

 

Valerio Massimo Manfredi – Palladion

L’ho letto con finalità ben precise. Conoscendo la competenza di Manfredi in ambito storico antico, volevo capire il suo meccanismo di scrittura ed inserimento di particolari storicamente rilevanti nella narrazione. Sono rimasto soddisfatto. Ma solo di questo. Per il resto, siamo di fronte a una schifezza colossale. La trama sembra una scopiazzatura fatta male di filmastri alla Indiana Jones (robe tipo Il mistero dei Templari con Nicolas Cage, se qualcuno ha avuto la disgrazia di vederlo), i personaggi sono ridicoli, e i dialoghi potrebbero imparare qualcosa dalle collezioni Harmony.

2/10

Postato da: ubimario a 04/09/2007 19:30 | link | commenti (9)
libri, recensioni mie

lunedì, 03 settembre 2007
Festival della letteratura

Quest'anno si va al Festival della letteratura di Mantova, che è una specie di fiera campionaria di scrittori e affini, e dura dal 5 al 9 settembre.
In realtà il motivo scatenante della mia presenza è stato uno degli avvenimenti accessori al festival. E cioè il concerto di Diamanda Galás sabato 8. Della sperimentazione vocale di Diamanda Galás e di quanto mi appassionino i suoi concerti ho già parlato qui. In ogni caso, questa qui sotto è la sua Gloomy Sunday, forse la più bella interpretazione al mondo di questa celebre e cupa canzone.

 

Dicevamo, una volta prenotato il concerto, ci si è messi a spulciare tutto il programma, trovando alcune graditissime sorprese.
Ed infatti si rimarrà in quel di Mantova per tre giorni, per assistere ai seguenti eventi:

Venerdì 7, ore 20:45
Palazzo di San Sebastiano
NEIL GAIMAN (CON MATTEO STEFANELLI)
Euro 4.00
Neil Gaiman è uno dei miei autori preferiti.
E per di più il prossimo album degli Ubi Maior, a cui stiamo lavorando da qualche mese e di cui sto terminando di scrivere i testi, ha come punto di partenza proprio la sua opera a fumetti Sandman. Tanto basta e avanza.
Lo intervista Matteo Stefanelli, che ho scoperto essere un ricercatore e studioso di fumetti. L'incontro si preannuncia molto interessante.

Sabato 8, ore 11:00
Palazzo Ducale - Cortile della Cavallerizza
ELMORE LEONARD CON PAOLO ZACCAGNINI
Euro 4.00

Sabato 8, ore 18:00
Teatro Ariston
John De Leo - CENTURIE, Reading visionario sui testi di Giorgio Manganelli
Euro 10.00
Sono curiosissimo. Altro concerto (chiamiamolo così), altra voce notevole. La voce di John De Leo, per chi non lo sapesse, è stata il marchio di fabbrica dei Quintorigo fino a un paio d'anni fa, ed è comunque un punto di riferimento nella sperimentazione vocale italiana.

Sabato 8, ore 21:00
Teatro Sociale
Diamanda Galás - CONCERTO
Euro 18.00
Dalla locandina: "La performance di Diamanda Galás sarà una serata di canzoni e composizioni, con una selezione di musiche sue e di testi dei poeti Henri Michaux, Cesar Vallejo, Paul Celan, Gerard de Nerval, Aime Cesaire e Adonis (Ali Ahmed Said) ma anche canzoni rese celebri da interpreti come Sofia Leonardou, Marlene Dietrich, Edith Piaf, Jaques Brel, e amanedhes (improvvisazioni vocali originarie di Smirne e cantate da greci, armeni, assiri e turchi) della Galás stessa"


Domenica 9, ore 12:00
Chiesa di Santa Paola
DIAMANDA GALÁS CON ENZO GENTILE
Euro 4.00
"...racconterà le sue scelte e i suoi riferimenti artistici, in campo musicale e non solo."


Domenica 9, ore 14:30
Chiostro del Museo Diocesano
Cristina Comencini, Irene Dische - SCRIVERE STORIE DI FAMIGLIA
Euro 4.00
Non conosco Irene Dische. Dalla locandina "ama scrivere grandi storie familiari. Affermatasi con Le lettere del sabato, in cui la guerra e le persecuzioni razziali sono vissute da un bambino attraverso le lettere del padre".
In realtà la nostra prima scelta era un altro incontro, fra la Comencini ed Enrico Franceschini, ma quando ho prenotato era già tutto esaurito.

Per inciso: nonostante si tratti di un festival della letteratura, i primi eventi ad andare esauriti sono sempre e comunque quelli dedicati a personaggi che hanno a che fare con i media di massa, televisione e giornalismo in primis.
Per dire, ho prenotato l'evento con Neil Gaiman di cui sopra, ma ce n'era un altro per il quale non avrei potuto perchè era sold-out. Ed è l'incontro fra lui e tale Taddia (uno degli autori di Ballarò e di Fiorello. Nientedimeno).

Domenica 9, ore 17:45
Palazzo della Ragione
Paola Antonelli, John De Leo - LA GRAMMATICA DEI MESTIERI
Pregi, difetti e rarità delle lingue specialistiche e settoriali
4 - La grammatica dei cantanti
Euro 4.00
Che dire, prenderò appunti...


A parte gli eventi prenotati, la vox populi narra che spesso è possibile trovare biglietti all'ultimo momento anche per eventi ufficialmente esauriti, o a imbucarsi in qualche modo.
E poi ci sono tanti appuntamenti fuori prenotazione. Fra questi, una serie di incontri chiamati BLURANDEVÙ. Dalla locandina: "gli autori rispondono alle domande dei volontari-conduttori di Festivaletteratura".
Da venerdì a domenica ci sono tre di questi incontri:

Venerdì 7, ore 22:30
Piazza Virgiliana
Giuseppe Cederna

Sabato 8, ore 22:30
Piazza Virgiliana
Neil Gaiman (O yea)

Domenica 9, ore 14:15
Piazza Virgiliana
Daniele Silvestri

Mah. Potrebbero essere delle occasioni interessantissime, oppure delle gran cagate. Dipende tutto da quali domande saranno in grado di porre i conduttori-volontari, e se sarà possibile partecipare anche per il pubblico. Speriamo.

Postato da: ubimario a 03/09/2007 10:35 | link | commenti (5)
musica, libri, fumetti, voci, video, ubi maior

sabato, 25 agosto 2007
Lettera aperta di Flavio Soriga a Brus Willis

Spero nei prossimi giorni di riuscire a tradurre in parole tutto il vomito finora accumulato sopra il notiziame estivo. Nel frattempo, ho trovato sul blog Compagni di viaggio la trascrizione di un articolo spettacolare scritto da Flavio Soriga per il quotidiano La nuova Sardegna.

Lo propongo integralmente anche qui, perché secondo me rappresenta quanto di meglio si possa scrivere a proposito di un altro tristemente famoso Flavio e del vippume che infesta le coste della mia isola.

Chiedo scusa ai non-sardi, che probabilmente non potranno apprezzare appieno alcune finezze lessicali, ma spero che sia ugualmente godibile anche per voi (se c'è qualcosa che non capite, chiedete pure, eh).

 

(dalla  Nuova Sardegna  del 15\8\2007)

Brus, dai, unisciti a noi al Caribe”
Una proposta di solidarietà per Willis e i miliardari maltrattati in Costa


Non lo so se Bruce Willis legge la Nuova Sardegna, non credo, ma magari qualcuno del suo staff uno sguardo al quotidiano degli indigeni lo butta, allora ho pensato di scrivergli, a Bruce Willis, per fargli sapere che siamo tutti indignati per questa cosa che l’hanno cacciato da un locale o che comunque c’è rimasto male per qualcosa, non si è capito bene.
Ma comunque è una vergogna, allora adesso ancora non ne ho parlato con Monica, devo ancora dirglielo, non è ancora ufficiale, però gli amici sono tutti d’accordo che giovedì prossimo al Caribe facciamo una serata di solidarietà con Bruce Willis, si chiamerà «Solidarieta’ alle vittime della discriminazione sociale nel territorio della Costa smeralda» ovvero «Sosteniamo Bruce Willis», poi il sostegno è anche eventualmente per altri milionari che abbiano vissuto fastidi o angherie di qualunque tipo nella nostra isola, anzi se c’è un produttore croato o un petroliere georgiano o un manager scozzese o un reale scandinavo o un magnate delle comunicazioni messicano che voglia denunciare un abuso o una discriminazione di cui si è sentito vittima in un locale del nord Sardegna può farlo scrivendo a questo giornale, poi la redazione sarà così gentile da girarmi la lettera poi nei prossimi giovedì al Caribe vediamo di organizzare altre serate di questo tipo, insomma mettiamo su un movimento di opinione che parta dalla provincia di Oristano, dal Montiferru, per poi estendersi a tutta la Sardegna.
Un’altra cosa che si potrebbe fare è dare la cittadinanza onoraria a Bruce Willis e i suoi amici, tipo mio zio che è sindaco di Uta potrebbe farlo, magari, o il sindaco di Sanluri che è una persona simpatica che una volta l’ho incontrato o anche in sindaco di Sassari, anche se in questi giorni è impegnato con la Faradda. Anzi magari potrebbe invitarlo alla festa con i candelieri che intonano due lazzi in suo onore e magari gli fanno portare un cero qualche secondo per le foto, se non è offensivo per la tradizione e per lo spirito della festa, una foto con un candeliere non si offenderà Bruce Willis, se non è brutto per la tradizione e lo spirito della festa si può fare, magari.
Oppure pensavo che Bruce Willis potrebbe affittare una macchina e venire a Torre del Pozzo giovedì prossimo a vedere la nostra serata di sostegno a lui e ai suoi amici, magari al pomeriggio organizziamo una retrospettiva omaggio con proiezione di tutte le sue pellicole, poi sul tardi, all’ora dei moyto, facciamo delle letture demenziali in cui potremmo parlare anche della Costa Smeralda e delle brutte notizie come questa, della sua disavventura nei locali dei miliardari, notizie che davvero amareggiano profondamente noi sardi.
Poi al Caribe il moyto lo fanno bene e c’è il mare lì davanti alla terrazza all’aperto che è uno spettacolo e poi Monica sarà sicuramente d’accordo anche se devo ancora chiederglielo ma figurati, poi se viene anche lui coi suoi amici Bruce Willis allora viene davvero bene, la serata, se qualcuno del suo staff legge questo articolo e gliene parla, lui dice che ama molto la nostra Isola e che vuole continuare a passare l’estate qui, quindi figurati se non gli fa piacere prendere una macchina a noleggio e venire nella provincia di Oristano a vedere un bel posto come Torre del Pozzo e fare quattro chiacchiere con dei sardi che solidarizzano con lui. Poi la strada di campagna che da Seneghe porta a S’Archittu secondo me è una delle più belle del mondo, è metafisica, quella strada, campi e silenzio e buio e il mare in fondo: un sogno.
Poi al Caribe le foto lo decidi tu se le vuoi fare, se ti è simpatico Cireddu ti fai la foto con Cireddu, se ti è simpatica Martina ti fai la foto con Martina, se ti è simpatico Matzuzzi ti fai la foto con Matzuzzi, se nessuno ti è simpatico non fai nessuna foto, non si offendono, quelli del Caribe.
Insomma, Bruce Willis: se vieni ti diverti. Puoi portare anche Tom Barrak, se vuole accompagnarti non c’è problema. Anche perché non so chi vi consiglia i locali ai voi miliardari in vacanza in Sardegna, ma mi sembra che non vi diano grandi consigli, a occhio e croce: perché se sei un miliardario e vai a bere un moyto al Caribe o a Sassari a vedere la Faradda o a Sanluri a mangiare una pizza o a Fordongianus a bere un aperitivo o a Semestene a prendere un caffè, secondo me ti diverti di più, ma molto di più che se vai nell’unico chilometro quadrato di Sardegna in cui i miliardari sono centinaia e non fanno nessuna impressione e magari c’è persino il rischio che ti caccino per qualche motivo da uno di quei locali che altro che esclusivi e raffinati, altro che trendy e fashion, o Bruce Willis, diciamoci la verità, siamo sinceri che tu sei di Los Angeles, mica di Monza, tu frequenti Malibù, mica Cesenatico: sono gaggi, quei posti, sono cose da biddai, sono roba da arricchiti sfigati, sia detto senza offesa per i gaggi e biddai e gli arricchiti e gli sfigati, o Brus Willis, forza, ma quale Costa Smeralda, piccolini i gaggi.
Invece al Caribe, giovedì prossimo, Bruce Willis, se ci vieni ci sei solo tu, miliardario, il DJ è bravo, è di Oristano e sta finendo un Ph.D. in filosofia a Edimburgo, è in vacanza a S’Archittu, si chiama Diego ed è simpaticissimo, parla anche l’inglese e ci puoi fare due chiacchiere e vedrai se ti fa ballare, vedrai se ti diverti, vedrai la Sardegna, se vieni giovedì al Caribe, Brus Willis.

Flavio Soriga

 


 

Postato da: ubimario a 25/08/2007 01:05 | link | commenti (5)
libri, idioti, non-idioti

venerdì, 24 agosto 2007
Libri del 2007, vol.2

Seconda infornata, altri sette libri fra quelli letti quest'anno.

Kai Zen – La strategia dell’Ariete

L’ensemble narrativo Kai Zen cresce e matura. Come già per Manituana, forse l’elemento più importante della Strategia dell’Ariete è rappresentato dall’apertura dei lavori al pubblico: per tutti i tre anni di gestazione il sito kaizenlab ha ospitato una sezione Al-Harith che conteneva il work in progress del romanzo. Ed anche dopo la pubblicazione, ambientazioni, idee, frammenti parzialmente o non utilizzati rimangono come cantieri aperti a disposizione dei lettori, che difatti continuano a costruire sopra queste impalcature. Al di là della meccanica, il romanzo mi è piaciuto. C’è un mistero che pian piano affiora. C’è una storia centellinata in salti di tempo e di spazio che coprono circa 5.000 anni e tutto il globo. La narrazione scorre, con un gran bel ritmo. I numerosi personaggi hanno tutti uno spessore ed una loro coerenza (tranne forse quello di Hiro Otaru, che mi è sembrato un tantino forzato, ma tant’è), e soprattutto nessuno di loro è senza peccato, cosa che ho apprezzato particolarmente. Il tutto incastrato nella lotta millenaria fra il bene e il male, che ovviamente non finisce con l’ultima pagina (per cui non mi stupirei di leggerne un sequel fra qualche tempo).

7/10

 

Philip Roth – Pastorale americana

Allora, questo è un libro che non ha un finale. Di più: per tutte le sue trecento e fischia pagine continua a far domande a cui non risponde. Non ci prova neppure. È sufficiente il modo in cui le pone, a farne la boa della letteratura ebraica americana. Tutti gli scrittori ebrei americani che dopo Roth continuano a parlare delle faccende degli ebrei americani rischiano ad ogni pagina di rendersi inutili. Imprescindibile.

9/10

 

Tibor Fischer – Sotto il culo della rana

Ovvero: come cercare di avere una vita da persone normali in Ungheria sotto il regime comunista. Fischer ci sa fare parecchio, non ci son santi. La storia scorre meravigliosamente, diverte, fa riflettere. A volte risente della volontà di prendere posizione, cosa che a mio avviso rende meno efficace la sua vena tragicomica, e che mi fa continuare a preferire il più scanzonato “La gang del pensiero”. Ma è un gran bel libro.

7,5/10

 

Chuck Palahniuk – Cavie

Mi ha un po’ deluso. È pur sempre Palahniuk, e ci sono dei momenti da applauso, ma sembra scritto con più mestiere che ispirazione. Come quando per contratto le rockstar devono sfornare un album all’anno o pagare una penale, e allora fanno il disco con gli scarti di quelli precedenti. Non consigliato.

5,5/10

 

Alan D. Altieri – Kondor

Thriller de guera. Ipertecnologico. Precisissimo nei riferimenti. Storia complicata. Tanta, tantissima azione. Tanti, tantissimi dettagli sugli equipaggiamenti, sulle procedure militari, sulle tecniche di combattimento. Sarà per questo che, al di là di una trama sicuramente ben costruita e di personaggi comunque coerenti e verosimili, il libro mi ha soprattutto annoiato. Non è il mio genere, temo.

5,5/10

 

Valerio Evangelisti – Il collare di fuoco

Ambientato in Messico, nella seconda metà dell’ottocento. Puntigliosa e precisa la ricostruzione storica. Eccellente l’ambientazione. Apprezzabile la sperimentazione stilistica nel descrivere il caos tramite un romanzo corale in cui nessun personaggio sembra essere il protagonista e nessuno è indispensabile, sperimentazione che però è forse il suo maggior difetto. La storia non prende granchè, ma forse non bisogna parlare di Storia. In realtà credo che sia un saggio politico-sociale camuffato da romanzo. Da Evangelisti mi sarei aspettato di più.

5,5/10

 

Flavio Soriga – Diavoli di Nuraiò

Ovvero: Niffoi prima di Niffoi. Il romanzo è costruito con la medesima struttura del più fortunato “La leggenda di Redenta Tiria”: anche qui tante persone, protagoniste di storie legate a un piccolo centro abitato della Sardegna. Anche qui toponimi di una Sardegna immaginaria ma assolutamente verosimile. Anche qui una scrittura che ripropone in italiano il periodare tipico della parlata sarda, con alcune concessioni lessicali. Anche qui un’umanità tagliata con la roncola, fatta di sentimenti forti e gesti normalmente assoluti. Lo stile magari è un po’ meno curato, ma resta una gran bella lettura.
Sprattutto, mi risulta che "Diavoli di Nuraiò" sia stato scritto nel 1999, mentre il best-seller “Redenta Tiria” è di qualche anno più recente. Insomma, mi resta il dubbio che in realtà Salvatore Niffoi abbia fatto poco più che riscrivere questo libro, senza dirlo troppo in giro.

7/10

Alla prossima (spero presto...)

Postato da: ubimario a 24/08/2007 22:51 | link | commenti
libri, recensioni mie

martedì, 10 luglio 2007
anobii

So che vi deluderò, ma il titolo non rappresenta una modalità archeologicamente ricercata per dire "dio sciacallo". E' invece un sito web dove in estrema sintesi si possono fare tre cose:
1- ci si costruisce la propria biblioteca virtuale dove elencare i libri che si possiedono
2- si va a curiosare nelle biblioteche degli altri
3- si aggiungono libri alla propria biblioteca

Per adesso nella mia biblioteca ci sono 100 libri.
Sarà una fatica immane (se non mi viene a noia prima).

Postato da: ubimario a 10/07/2007 19:36 | link | commenti (8)
libri, internet, me stesso, recensioni mie

sabato, 07 luglio 2007
Libri del 2007, vol.I

Quest’anno ho letto un sacco, forse per bilanciare la mia pigrizia nello scrivere. Diverse volte mi son detto “ora faccio anch’io la lista dei libri del mese, come fa ScottRonson”, e invece non ho fatto mai nulla, se non annotare i titoli dei libri letti quest’anno.

Ora che la lista è arrivata oltre i 30 (sì, più di uno a settimana, che ci volete fare), mi decido a servire la prima infornata di impressioni di lettura.

Sono 7 titoli, scelti in ordine rigorosamente casuale fra la roba che ho letto dal primo gennaio ad oggi.

Ci metto pure il voto, non mi faccio mancare nulla.

Bene, si comincia:

 

Wu Ming – Manituana

Se ne sono già scritte tante, su questo libro. Ma tant’è, non potevo fare a meno di leggerlo appena uscito, dunque l’ho letto e i miei due cents li metto pure io.

Come al solito, un libro di WM è in realtà un’esplorazione. In questo caso si esplora innanzitutto la storia, la guerra franco-anglo-americana vista dalla nazione irochese. Ottima la scelta degli avvenimenti storici su cui ancorare la narrazione, ed il “dosaggio” fra personaggi storici e inventati, tanto che ci restiamo male a sapere che questi ultimi non sono esistiti veramente.

Si esplora il linguaggio, con la creazione di un gergo riadattato da Arancia Meccanica per i bassifondi di Londra XVIII sec. Ecco, questa soluzione a mio avviso non è stata felicissima, aveva un che di affettato. Càpita, quando non si battono strade consuete.

Si esplora il concetto stesso di scrittura collettiva, ed in questo senso io considero il sito web Manituana come una parte del romanzo stesso: sul sito esiste un livello 2 (per accedere al quale è necessario aver letto il libro) dove è possibile comunicare con WM, e in cui vengono messi a disposizione dei lettori (e creati, anche) tutti gli strumenti per arricchire, completare, manipolare la storia.

In tutto questo, la storia è proprio bella, appassionante, e la rilettura degli avvenimenti storici, più che fornire risposte, cerca di suscitare domande. Che forse è il vero scopo di un romanzo (altrimenti tanto vale comprarsi un saggio storico).

8/10

 

Georges Simenon – L’uomo che guardava passare i treni

La storia di un delirio. Nonostante si sappia bene dall’inizio come andrà a finire, la tensione viene costruita, smontata e ricostruita pagina dopo pagina, con una scrittura semplice ed incredibilmente efficace, e quando il libro finisce ci troviamo perfettamente a nostro agio nella mente dello psicopatico. Capolavoro schizoide.

9/10

 

Jonathan Safran Foer – Ogni cosa è illuminata

Leggendo questo libro ho cercato di fare la tara all’esperimento linguistico che lo caratterizza. Circa la metà del romanzo è scritta in un idioma che dovrebbe rendere le sgrammaticature di un ucraino di cultura medio-bassa che sta imparando l’inglese. E insomma, non è che mi sia piaciuto tanto, questo espediente letterario. È molto, forse troppo presente, e poi c’è il fatto che io ho letto la traduzione italiana, e quindi non mi ci posso basare più di tanto.

Comunque, anche escludendo la parte linguistica, non mi ha convinto. Come già l’altro mito recente della letteratura giovanotta americana (Dave Eggers, per chi non l’avesse riconosciuto), si parla di miracolo letterario, nuovo faro della letteratura americana e tanti cazzi. Non so. Conta probabilmente la giovane età degli autori, ma io da un miracolo letterario mi aspetto di meglio. Al di là della sincerità autobiografica che in un certo senso giustifica la lettura, mi sembra un romanzo né meglio né peggio di tanti altri, e sicuramente non all’altezza delle lodi sperticate ricevute. In conclusione: considerando che ormai la carta dell’autobiografia se l’è già giocata, forse leggerò qualcos’altro di J.S.Foer, ma forse no.

5,5/10

 

Giorgio Scerbanenco – Venere privata

Dopo che ci siamo abbuffati di noir italiani in tutte le salse, vale la pena di andare a cercare il capostipite del genere, e scoprire che ha ancora la possibilità di meravigliarci. Venere Privata è il primo romanzo che ha per protagonista Duca Lamberti, ed è probabilmente un capolavoro. La Milano nera che conosciamo da tanti racconti e film proviene direttamente da qui. Scerbanenco non si sottrae a nessuna delle contraddizioni e miserie umane che marchiano i personaggi, ed anzi le seziona senza fare sconti, né ai buoni né ai cattivi. Il ritmo è sonnacchioso, eppure carico di tensione. Della trama non dico nulla, tanto lo dovete leggere, se non l’avete già fatto (ah, la prefazione è stata scritta evidentemente da uno che non ha ben presente il concetto di spoiler, per cui leggetela solo dopo aver finito il romanzo)

8,5/10

 

Dario Tononi – Infect@

Ho letto questo libro su suggerimento di Vanamonde, che ne aveva intervistato l’autore. È una storia di fantascienza in una Milano del futuro popolata da uomini e altri esseri in tutto simili ai personaggi dei cartoni animati. Questa è la più bella invenzione del romanzo. Per il resto è un thrillerone pieno di colpi di scena e scene d’azione, forse un po’ troppe e non tutte interessanti. Poca l’analisi dei personaggi e non molto approfondita. Questi, in sintesi, i motivi per cui il libro non mi è piaciuto granchè, non me ne voglia Vanamonde per il quale continuo a nutrire una stima sconfinata.

4,5/10

 

Gianni Biondillo – Con la morte nel cuore

Un bel noir milanese: bei personaggi, verosimili e ben tratteggiati, trama solida, un buon livello di tensione. Anche lo spoiler contenuto nel prologo non ne guasta affatto la lettura. Biondillo ci accompagna nello svelarsi del mistero, anche quando finalmente ne intuiamo la soluzione. Unica pecca, a mio avviso, la presenza ingombrante di dialoghi in serbo o in calabrese, che potrebbero rendere difficile la lettura.

7/10

 

Giorgio Scerbanenco – I ragazzi del massacro

Come al solito Scerbanenco non si spaventa di fronte agli argomenti scabrosi, e fa emergere qui il suo lato politically incorrect che potrebbe farci storcere il naso, a noi intellettuali illuminati di sinistra degli anni duemila. Al proposito suggerisco di tener presente che il romanzo fu pubblicato quarant’anni fa, e che l’autore era nato nel 1911, così ci si fa un’idea più precisa dell’entità del pugno nello stomaco che rappresenta. A parte questo, come gli altri episodi della serie di Duca Lamberti, anche questo è un romanzo noir con tutte le carte in regola per tenerci incollati alla pagina. Vale quanto detto su Venere Privata, anche se in tono un pochino minore.

7/10

Postato da: ubimario a 07/07/2007 11:48 | link | commenti (17)
libri, recensioni mie

domenica, 19 marzo 2006
Sondaggi e test

Per una serie di vicissitudini che non interessano a nessuno, ho lasciato fiorir le ragnatele per un paio di mesi.

Rieccomi, anche se soltanto per segnalare alcuni sondaggi spulciati in rete.

Romanzi Americani

In questa pagina messa in piedi da Leonardo Colombati si possono votare i migliori 10 romanzi della letteratura statunitense, scegliendoli da una lista di 175. Il sondaggio è aperto dall'inizio di febbraio e si può votare fino al 31 marzo, poi il 1 aprile ci sarà la classifica definitiva, credo. Io l'ho saputo praticamente da subito ma ho votato solo oggi, dopo aver penato un pochino nella scelta dei titoli candidati. Per esempio, ho dovuto dare una preferenza ad American Tabloid, pur di votare Ellroy, perchè nella lista non figurava il mio preferito (Dalia Nera!). Mi è molto spiaciuto non trovare in lista nessun titolo di Ed Bunker (e per questo ho voluto esprimere pubblicamente la mia delusione), mentre c'era gente come Dave Eggers, o altri che seppur notevoli erano presenti con tre titoli ciascuno (ma su questo non ho detto niente, eh. Sempre meglio rosicare in silenzio). In generale, però, la scelta dei titoli da votare è stata un esperimento interessante, da cui fra le altre cose mi son reso conto che -a parte le ovvie eccezioni- la letteratura statunitense non è esattamente la mia preferita.

Cosa avrei dovuto fare nella vita

Questo invece è un test su quelle che sono le tue "autentiche" inclinazioni e/o i tuoi talenti. Dopodichè potrai (per puro masochismo) confrontarle con la strada che hai ormai scelto nella vita. A me per es. è venuto fuori che dovevo darmi alla danza (93%), al teatro (87%), alla letteratura (83%). Evabbè. La risposta corretta che consiglio a chiunque è "In ogni caso c'è ancora tempo".

Cosa dovrei votare

Infine, leggendo quello che scrive Stefano vengo a sapere una cosa che ho poi scoperto sapevano già tutti: e cioè che esiste un sito dove, rispondendo a 25 domande semplici e non tendenziose, puoi calcolare la distanza/vicinanza delle tue personali idee dai valori e programmi dei principali partiti italiani. Nel mio caso non mi ha detto niente di nuovo. O meglio, sì, in realtà ero convinto di essere più vicino ai DS, invece sono risultato un pochino più a sinistra (happy problem, come si potrà immaginare, nessuna tensione di coscienza).

Però è carino, poi nella pagina dei risultati si vede la mappina, e la tua distanza dai vari partiti viene indicata anche separatamente per ciascuna risposta. E la pagina dei tuoi risultati si può linkare al tuo sito (non so se lo farò, bisogna vedere se ne ho voglia).

Postato da: ubimario a 19/03/2006 11:06 | link | commenti (11)
fuffa, libri, internet

martedì, 17 gennaio 2006
UbiMaRiot

Ovvero un piccolo "resoconto emozionale" dell'incontro avvenuto il 18 dicembre 2005 al Riot Store di Milano, dove KaiZen ha presentato i frutti del proprio giardino.

Emerson Krott: chi è costui?

Visto che emozionale dev'essere, diciamo subito che per me la cosa più emozionante è stata trovarmi per la prima volta in un'occasione pubblica in cui qualcuno veniva identificato col nome di  Emerson Krott, e si è comportato come se si fosse chiamato davvero così.
Quel qualcuno ero io, ed era anche
Alessandro. Ed anche Anna Luisa, Mara, Simona, Franco o Paolo, se fossero stati presenti.
Insomma, Emerson Krott è un gruppo di persone.

Ma solo da quando Emerson Krott è anche l'autore del libro "La Potenza di Eymerich".
Prima di tutto questo, Emerson Krott è uno scrittore inventato: l'autore del libro inventato "L'invasione degli umani" di cui alcuni capitoli fanno parte del libro (reale, stavolta) di WuMing2 "Guerra agli Umani".
Coincidenza, Guerra agli Umani veniva pubblicato proprio mentre alcune persone (sconosciute l'un l'altra) scrivevano insieme La Potenza di Eymerich, nell'ambito di un esperimento per molti versi legato al collettivo Wu Ming. E quindi a loro volta stavano per diventare un autore collettivo, ancora senza nome...

Ed ora, il resoconto.

All'incontro sono arrivato in tram. Ora, prendere due tram a Milano può sempre avere un che di avventuroso, ma parlarne qui potrebbe risultare un po' prolisso, e poi non vorrei finire fuori tema.
Per cui preferisco rinunciare al reportage di viaggio ed andare invece subito al sodo: che cosa è successo al Riot e cosa ha significato per me.
Innanzitutto, è stato un incontro con "amici che non ho mai visto".
E' diventata una cosa usuale, ormai, in questo tempo di newsgroup e mailing list, quasi la sequenza normale della frequentazione fra umani. E personalmente mi è anche già capitato, ma fa sempre un certo effetto, ed è sempre una bella sensazione.
Vedo quindi finalmente Alessandro: un altro dei volti di Emerson Krott, un'altra tessera del mosaico di cui faccio parte da quando abbiamo composto la Potenza di Eymerich.

E KaiZen al quasi-completo: le eminenze grigie, le levatrici che del nostro piccolo romanzo totale hanno seguito la gestazione e la nascita.
Altri ugualmente "mai visti" sono i nostri "cuginetti" a vario titolo colpevoli di un altro romanzo totale,
Spauracchi.
Ci si incontra, ci si presenta, ci si gingilla con le copie delle nostre "creature", ci si dispiace per le assenze, ci si scambia un po' di emozioni, e ci si tiene per sé tutte le altre.
E si parte. I KZ rompono il ghiaccio davanti alla piccola platea, cominciano a raccontare dei progetti passati, di quelli in corso e di quelli futuri. Creano un ambiente concreto eppure scanzonato, ci mettono a nostro agio.

E in capo a pochi minuti ci sentiamo tutti pronti, e parliamo.
Si parla di tante cose: l'esperimento di scrittura totale, la genesi dei due romanzi, le interazioni fra i partecipanti, qualche retroscena. Si libera l'energia.

Energia (mi permetto di saccheggiare questa impressione "a caldo" della mia amica Alexandra, cui sono grato per essere stata presente alla presentazione ma estranea all'esperimento).

È vero. Nella saletta del Riot c'era un mucchio di energia, che ci ha portato a voler condividere con tutti quanti la nostra "esperienza di scrittura".

A raccontare in dettaglio tutti i meccanismi del gioco: l'importanza delle regole (le scadenze ravvicinate per la stesura dei capitoli, il numero delle battute), del mettersi in gioco in maniera trasparente, dell'essere all'occorrenza reciprocamente brutali nella critica, della (parziale) rinuncia al proprio ego "da scrittore".

A parlare di come l'autore collettivo può superare i limiti dell'autore singolo. Di come lo scrivere può diventare un gioco (non necessariamente di ruolo). E di tanto altro, ovviamente..

Ma è soprattutto importante notare che ciascuno raccontava perché tutti gli altri capissero, e affinché qualcuno potesse a sua volta aggiungere qualcosa. Sono state spacciate idee ed esperienze preziose a piene mani, senza paura ne gelosia.
Insomma, mi è parso che nella rievocazione ciascuno di noi stesse -forse inconsciamente- cercando di ricreare l'atmosfera dell'esperimento.

E il risultato è stato positivo e sorprendente.

Un mucchio di energia.

(Nota: Alcuni brani tratti da questo mio resoconto sono stati inseriti, con mia grande soddisfazione, nell'ultima uscita di Giap!, la newsletter di Wu Ming, distribuita proprio oggi  ^__^)

Postato da: ubimario a 17/01/2006 22:38 | link | commenti (1)
libri, me stesso, scrittura collettiva, emerson krott, robe che scrivo