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"Eu te quero e não queres como sou, não te quero e não queres como es." (Caetano Veloso, O Quereres)
"But would I leave you in this moment of your trial?" (Peter Hammill, The undercover man)
"...ma quale Costa Smeralda, piccolini i gaggi." (Flavio Soriga)
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Ovvero un piccolo "resoconto emozionale" dell'incontro avvenuto il 18 dicembre 2005 al Riot Store di Milano, dove KaiZen ha presentato i frutti del proprio giardino.
Emerson Krott: chi è costui?
Visto che emozionale dev'essere, diciamo subito che per me la cosa più emozionante è stata trovarmi per la prima volta in un'occasione pubblica in cui qualcuno veniva identificato col nome di Emerson Krott, e si è comportato come se si fosse chiamato davvero così.
Quel qualcuno ero io, ed era anche Alessandro. Ed anche Anna Luisa, Mara, Simona, Franco o Paolo, se fossero stati presenti.
Insomma, Emerson Krott è un gruppo di persone.
Ma solo da quando Emerson Krott è anche l'autore del libro "La Potenza di Eymerich".
Prima di tutto questo, Emerson Krott è uno scrittore inventato: l'autore del libro inventato "L'invasione degli umani" di cui alcuni capitoli fanno parte del libro (reale, stavolta) di WuMing2 "Guerra agli Umani".
Coincidenza, Guerra agli Umani veniva pubblicato proprio mentre alcune persone (sconosciute l'un l'altra) scrivevano insieme La Potenza di Eymerich, nell'ambito di un esperimento per molti versi legato al collettivo Wu Ming. E quindi a loro volta stavano per diventare un autore collettivo, ancora senza nome...
Ed ora, il resoconto.
All'incontro sono arrivato in tram. Ora, prendere due tram a Milano può sempre avere un che di avventuroso, ma parlarne qui potrebbe risultare un po' prolisso, e poi non vorrei finire fuori tema.
Per cui preferisco rinunciare al reportage di viaggio ed andare invece subito al sodo: che cosa è successo al Riot e cosa ha significato per me.
Innanzitutto, è stato un incontro con "amici che non ho mai visto".
E' diventata una cosa usuale, ormai, in questo tempo di newsgroup e mailing list, quasi la sequenza normale della frequentazione fra umani. E personalmente mi è anche già capitato, ma fa sempre un certo effetto, ed è sempre una bella sensazione.
Vedo quindi finalmente Alessandro: un altro dei volti di Emerson Krott, un'altra tessera del mosaico di cui faccio parte da quando abbiamo composto la Potenza di Eymerich.
E KaiZen al quasi-completo: le eminenze grigie, le levatrici che del nostro piccolo romanzo totale hanno seguito la gestazione e la nascita.
Altri ugualmente "mai visti" sono i nostri "cuginetti" a vario titolo colpevoli di un altro romanzo totale, Spauracchi.
Ci si incontra, ci si presenta, ci si gingilla con le copie delle nostre "creature", ci si dispiace per le assenze, ci si scambia un po' di emozioni, e ci si tiene per sé tutte le altre.
E si parte. I KZ rompono il ghiaccio davanti alla piccola platea, cominciano a raccontare dei progetti passati, di quelli in corso e di quelli futuri. Creano un ambiente concreto eppure scanzonato, ci mettono a nostro agio.
E in capo a pochi minuti ci sentiamo tutti pronti, e parliamo.
Si parla di tante cose: l'esperimento di scrittura totale, la genesi dei due romanzi, le interazioni fra i partecipanti, qualche retroscena. Si libera l'energia.
Energia (mi permetto di saccheggiare questa impressione "a caldo" della mia amica Alexandra, cui sono grato per essere stata presente alla presentazione ma estranea all'esperimento).
È vero. Nella saletta del Riot c'era un mucchio di energia, che ci ha portato a voler condividere con tutti quanti la nostra "esperienza di scrittura".
A raccontare in dettaglio tutti i meccanismi del gioco: l'importanza delle regole (le scadenze ravvicinate per la stesura dei capitoli, il numero delle battute), del mettersi in gioco in maniera trasparente, dell'essere all'occorrenza reciprocamente brutali nella critica, della (parziale) rinuncia al proprio ego "da scrittore".
A parlare di come l'autore collettivo può superare i limiti dell'autore singolo. Di come lo scrivere può diventare un gioco (non necessariamente di ruolo). E di tanto altro, ovviamente..
Ma è soprattutto importante notare che ciascuno raccontava perché tutti gli altri capissero, e affinché qualcuno potesse a sua volta aggiungere qualcosa. Sono state spacciate idee ed esperienze preziose a piene mani, senza paura ne gelosia.
Insomma, mi è parso che nella rievocazione ciascuno di noi stesse -forse inconsciamente- cercando di ricreare l'atmosfera dell'esperimento.
E il risultato è stato positivo e sorprendente.
Un mucchio di energia.
(Nota: Alcuni brani tratti da questo mio resoconto sono stati inseriti, con mia grande soddisfazione, nell'ultima uscita di Giap!, la newsletter di Wu Ming, distribuita proprio oggi ^__^)